Quando si parla di mondo geek, il primo paese che viene in mente a tutti è sicuramente il Giappone. La Terra del Sol Levante, negli ultimi decenni, ha avuto un impatto decisivo nello sviluppo di tutto ciò che è intrattenimento: dai videogiochi, ai fumetti, ai cartoni animati. I nati negli anni 80 ne sono probabilmente i maggiori consumatori e oggi che sono cresciuti non hanno naturalmente dimenticato Game Boy, Dragon Ball o Mazinga Z.
Naturalmente, tutto questo materiale di intrattenimento ha portato il pubblico a conoscere la cultura giapponese, una tradizione millenaria tra le più forti e ancora vive al mondo. Tra Samurai, Ninja, Sake, Geishe e Katane, questo riservatissimo popolo si è fatto conoscere da tutto il mondo con gentilezza e in un modo tutto suo, facendoci appassionare alla sua complicatissima filosofia, così lontana da noi e, quindi, così seducente.
Nel panorama ludico moltissimi titoli hanno preso ispirazione dalla ricchissima tradizione nipponica, fonte inesauribile di spunti per vecchie e nuove meccaniche di gioco. Ne è un esempio Bitoku, dell’americana Devir, uno dei tanti giochi di stampo German usciti nel 2022 che però, grazie anche all’ambientazione mistico-esoterica legata al Giappone, è diventato uno dei titoli più positivamente discussi di quest’anno.
Una componentistica esteticamente sontuosa: nulla di eccezionale dal punto di vista dei materiali ma disegni, colori e illustrazioni portano, a nostro parere, questo gioco nell’olimpo dei più artistici che siano mai stati creati. La cultura giapponese che permea questo titolo si sente tantissimo: dalla magica foresta del Grande Spirito raffigurata nell’enorme tabellone, agli spiriti Mitama, ai dispettosi Yokai, fino alla rischiosissima scelta di denominare quasi tutti i componenti con nomi giapponesi, tutto ruota intorno alla cultura del Sol Levante.
Solitamente, per un eurogame, le scelte illustrative vanno in secondo piano rispetto a meccaniche e motore di gioco, ma questo è uno dei rari esempi in cui a un gioco estremamente solido, lucido e spaccacervelli come piace al pubblico Euro si aggiunge una grafica e cura dei componenti degna dei giochi American, storicamente molto più accattivanti da vedere.
Il tallone d’Achille di questo gioco? Il disordine! Aprire la scatola di questo gioco per la prima volta lascia basiti per la quantità di materiale: tonnellate di token, meeple e carte danno sì l’idea della cura grafica di questo titolo ma, contemporaneamente, potrebbero scoraggiare i deboli di cuore. Intavolare questo titolo richiede moltissimo tempo e attenzione, rendendolo uno dei titoli papabili alla ahimè sofferta scelta di essere scartato nella serata a favore di titoli più veloci da preparare.
Proprio su titoli come Bitoku un setupper è quello che ci vuole: navigare nelle bustine e perdersi tra i token non è assolutamente quello che questo titolo merita.
Ecco quindi servito dalle cucine di The Dicetroyers il setupper definitivo per Bitoku: ben 16 diversi tray vi permetteranno di intavolare questo titolo in pochi minuti. Scatoline per ogni set giocatore, token, risorse e carte vi toglieranno il grandissimo impiccio di perdervi in un mare di pezzi in cerca di cosa mettere dove. Le componenti che vanno messe direttamente sul tabellone come i token Mitama, edifici, cristalli e libellula sono in tray separati e dimensionati per essere posizionati in un solo gesto dove devono andare. E naturalmente, non potevamo esimerci dal seguire la splendida estetica di questo gioco, richiamando con draghi e carpe Koi il mood di questo gioco.
Abbiamo voluto riportare Bitoku sulla strada della virtù, della semplicità e dell’armonia. Ci siamo riusciti? A voi l’ardua sentenza!
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