Si è appena posato sul mio tavolo. È lì, davanti a me. Lo guardo, lo giro, me lo gusto prima di togliere la plastichina che annullerà in un gesto quella sua verginale sacralità di oggetto intonso. Tolgo il cellophane, lascio entrare i miei agenti atmosferici casalinghi, e penso che sia la stessa violazione di quando un ricercatore toglie la teca a un fossile antichissimo esposto al museo. Un po’ mi dispiace, ma DEVO sapere cosa c’è dentro, come e perché, anche se l’ho già visto in decine di video. Ma questo è il mio film, e io sono il regista.
Il coperchio si solleva, il dado è tratto, non si torna indietro. Tolgo subito manuali e fustelle, prendo le carte, tolgo i pezzi, imbusto, l’esperienza tattile nel frattempo prende possesso della mia anima, mi trascina in sensazioni quasi psichedeliche, non mi accorgo dell’acqua che bolle, del gatto che miagola, del vicino che ciabatta oltre il muro. Sono nella bolla dell’unboxing, e niente può scalfirla.
L’esperienza, ahimè, termina quando l’ultima ziplock è stata chiusa, quando il coperchio torna a oscurare l’interno della scatola, che finisce sulla mensola. Le sinapsi si acquietano, e l’horror vacui prende il sopravvento. E ora, che si fa?
SI PIMPA!
Orrenda trasposizione anglofona che ricorda cani a pois ma tant’è, pimpare è diventato di uso comune, anche tra i non nerd, ed è il sinonimo della continuazione psichedelica dell’unboxing e di persistenza di fibrillazione sinaptica. In altre parole, non basta aprire, bisogna migliorare.
Dopo la passione iniziale, si sa, bisogna a un certo punto far comandare la ragione. Perché quando una scatola si trasforma in una puntata di Sepolti in Casa, o quando semplicemente, dopo l’apertura di un coperchio, il primo pensiero è “si può fare di più, tu lo meriti”, arriva quel sano spirito materno che tende a rassettare, riordinare, pulire e, più in generale, coccolare le proprie creature.
Noi qui a The Dicetroyers sappiamo fin troppo bene che la prima cosa da fare quando il nuovo bimbo fa i capricci è mettere ordine. Dare regole. E dare i giusti spazi nei giusti tempi. Rendere giocabile, velocemente, e senza problemi.
Questo è un setupper: quell’oggetto senza il quale la voglia scema, il desiderio passa, il tempo morto prende il sopravvento, il caos si incunea tra le maglie larghe dell’entusiasmo.
Quando abbiamo contemplato la maestosità di Caverna, la profondità di Mage Knight Ultimate, l’onnipotenza di Gloomhaven, ci siamo posti dei problemi, e abbiamo trovato delle soluzioni. Pimpare, per noi, significa una cosa sola: migliorare lo spazio, il tempo, e il divertimento. Non bastano i pezzi premium, non soddisfano abbastanza gli infiniti stretch goal, le espansioni senza fine allungano il brodo e a volte tolgono il sapore. Tutto va incanalato nel flusso di coscienza dell’ottimizzazione, ogni cosa va messa dove deve essere, e deve portar via il giusto tempo. Per essere contemplata, amata, e soprattutto, giocata.
Pimpare è bene, setuppare è meglio. Provare per credere, perché noi, unboxing dopo unboxing, ci crediamo sempre di più.
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