Nel pantagruelico mondo dei giochi da tavolo, nel quale quotidianamente vengono sfornati almeno due titoli, è veramente difficile districarsi. Alcuni tentano di seguire la stella polare dell’editore, altri di un autore, altri ancora di un tema in particolare. Ma molto spesso nuovi publisher, designer emergenti o ambientazioni del tutto particolari cambiano le carte in tavola e ci regalano perle di rara bellezza. Titoli come Root, Wingspan o Gloomhaven, pur partendo in sordina, si sono imposti in brevissimo tempo e, a tutt’oggi, restano delle pietre miliari del mondo dei giochi da tavolo.

Prevedere con buon anticipo quali saranno i giochi che scaleranno le classifiche è complesso, ma è ancor più complesso capire quali di questi giochi supereranno la prova del tempo, rimanendo ancorati per anni in testa a ranking come quello di BoardGameGeek. Stiamo parlando di titoli come Puerto Rico, Brass, Agricola, dei sempreverdi che non hanno ancora cominciato a perdere le prime foglie.

Sembra ieri, e invece era il 2016, quando un giovane Alexander Pfister, dopo la pubblicazione del meraviglioso Mombasa, esce con Great Western Trail. Che ha un’ambientazione classica, è tipicamente di stampo German, con meccaniche di deck building e costruzione di motore di gioco. Fin qui, tutto abbastanza piatto.

E invece in pochissimo tempo questo titolo scala le classifiche e i giudizi della critica e si impone come uno dei migliori Eurogame di sempre. La domanda quindi sorge spontanea: qual è il suo segreto?

Sarà forse il deck building, presente ma non dominante come meccanica? Sarà forse la meccanica “a rondella”, dove per fare punti e migliorare il motore di gioco si viaggia continuamente dal punto zero, la propria fattoria, a Kansas city? O c’è altro? Dal nostro umile punto di vista non c’è molto altro, quello che rende questo gioco davvero speciale è la fluidità.

Non è facile per un gioco essere equilibrato, intuitivo, facilmente giocabile ma allo stesso tempo profondo, complesso e mai frustrante. Forse servono ore e ore di test, forse serve un’armonia quasi orientale nel bilanciare le diverse meccaniche o forse serve una scintilla di genio quasi invisibile a chi gioca, ma che accende gli animi di chi si mette al tavolo per la sfida.

Qualunque sia il segreto di questo gioco, godiamocelo in tutta la sua magnificenza, ora con una seconda edizione con una grafica completamente rispolverata e componenti di tutto rispetto. Certo, manca sempre qualcosa… ma cosa?

Nonostante un rispettabile vassoio termoformato interno, il disordine invade la scatola di gioco, specialmente una volta imbustate le carte, e la frustrazione di dover intavolare è ben presente. E noi di The Dicetroyers non potevamo accettare questa pecca che intacca il cristallino splendore di questo gioco.

E quindi ecco il nostro setupper per Great Western Trail: Seconda Edizione, con tray per ogni giocatore, carte divise per tipologia e portarisorse per non trasformare il tavolo di gioco in accozzaglia informe di pezzi. Beh, naturalmente avevamo pensato anche alla prima edizione, quella del 2016, organizzata per ospitare anche l’espansione Rails to the North.

I giochi migliori meritano i migliori setupper, e siamo convinti che organizzare al meglio un gioco ne allunghi la vita. Provare per credere!

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