La passione è tutto. Anni passati intorno a un tavolo, sommersi di regolamenti, miniature, carte e meeple, hanno creato e irrobustito la pellaccia di noi giocatori da tavolo, una scorza fatta di vittorie e sconfitte, ma soprattutto di puro e sano divertimento.
E dopo così tanti giochi, così tante ore passate a gestire fattorie o sconfiggere mostri, forse diamo per scontato che l’inizio non è stato facile neanche per noi. Le prime volte che ti hanno fatto sedere davanti a un tabellone, che hai sentito le parole piazzamento lavoratori o draft o che ti è stata posta la domanda “sei german o american?” e pensavi che fosse una sorta di trabocchetto per capire il tuo credo politico… Beh, c’è sempre una prima volta per tutto.
Capita quindi a volte che qualcuno, guardando la tua kallax, ti chieda “e quelli?” e nella tua mente tu apri tutta la tua collezione e pontifichi sul tuo primo gioco, sul tuo gioco preferito, su quello che comprasti per sbaglio e su quello che non riesci mai a giocare, mentre il pubblico di neofiti ti guarda con occhi luccicanti, smanioso di appassionarsi. Poi scuoti la testa, e pensi a un piano di attacco razionale e studiato per reclutare nuovi volontari.
Una delle cose più difficili per un giocatore da tavolo d’esperienza è introdurre a dovere chi si è fermato a Risiko e Monopoly. Il salto oltre l’ostacolo, si sa, è duro, ma ci sono tantissimi titoli che possono fare al caso per renderlo indolore.
Partire con bestie del calibro di Nemesis o Gloomhaven è certamente sconsigliato, anche se aprire questi vasi di pandora, specie se con i nostri organizer, potrebbe essere una gioia per gli occhi e uno sprone per diventare dei pro. Ma facciamoli solo sbirciare i neofiti, e andiamo oltre: la fuga di fronte a titoli del genere è quasi assicurata.
I titoli più famosi per chi è alle primissime armi sono forse i pilastri su cui si basa la torre del gioco da tavolo moderno, ovvero I Coloni di Catan e Carcassonne. Giochi semplici da spiegare, veloci e con meccaniche moderne, l’antipasto prima dell’abbuffata insomma.
E poi arrivano giochi di complessità leggermente più alta, i veri e propri introduttivi, il terreno ludico su cui capisci se i semi che stai spargendo germoglieranno o meno. Uno dei miei preferiti è 7 wonders: gioco leggero, sempre fresco e senza tempi morti. In più è giocabile fino a 7 giocatori, un valore aggiunto notevole quando vuoi evitare come la peste i party game se gli ospiti abbondano.
Un recente introduttivo leggermente più complesso, ma veramente valido, è Creature Comforts: una grafica eccezionale che nasconde una vera perla in cui meccaniche apparentemente pesanti di piazzamento lavoratori si fondono con la leggerezza di turni veloci e durata contenuta. Little Rocket Games, che ha portato questo titolo in Italia, è peraltro specializzato in questa tipologia di giochi, titoli freschi che hanno lo scopo di portare nel mondo ludico moderno tutti, dai bimbi ai nonni: Hens o Coney sono dei piccoli capolavori che, nella loro semplicità, restano lontani anni luce dalla banalità e regalano turni su turni di profondo pensiero laterale.
E dopo la prima partita… c’è la seconda. E forse un titolo come Wingspan rappresenta il vero rito di iniziazione del neofita: meccaniche sicuramente non banali, unite a un gameplay che in una durata contenuta regala un paio d’ore di concentrazione ornitologa, ci faranno capire chi potrà andare al livello successivo.
Ci sarebbero tantissimi altri titoli entry level da sviscerare, da Patchwork a Flamecraft, da Splendor a Starship Captains.
Ma forse il segreto per trasformare un neofita in un accanito posizionatore di meeple non sta tanto nel gioco, quanto nell’approccio. Spiegare un titolo anche semplice a chi non mastica quasi nulla di gioco è una vera sfida, che va presa con le pinze. Ma d’altronde, chi ha abitudine a intavolare ha imparato che l’arma della pazienza, se ben affilata, entra nell’anima anche del più lontano e brontolone degli ospiti.
E più che il giusto titolo, forse serve il giusto tempo, il giusto ritmo e la giusta dose di empatia. Come per la matematica, così anche per il gioco da tavolo, la passione non nasce da cosa si fa, ma dall’approccio che si ha.
Magari non ci ricordiamo quando è nata la scintilla e da chi. Sicuramente però abbiamo avuto dei buoni maestri. Ed è nostra responsabilità esserlo a nostra volta, lo dobbiamo alla nostra passione.
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