Quando parliamo di Puerto Rico, a chi ha preso la pillola blu viene in mente una spiaggia dorata, un mare limpido, il dolce far niente caraibico.

A chi ha preso la pillola rossa, invece, viene in mente un governatore, uno zuccherificio da mandare avanti, lavoratori da usare bene, una corsa contro il tempo mentre navi zeppe di merce esotica salpano verso l’Europa. Non c’è il Signor Smith, ma se sai di cosa stiamo parlando, allora prosegui, e scopri quanto è profonda la tana del bianconiglio.

Come al Polo Nord a luglio, anche sul Puerto Rico che conosciamo noi, quello in una scatola, il sole non tramonta mai. Da quando è apparso sui primi tavoli, nel 2002, a oggi, è sempre stato il Gioco, quello a cui tutti noi ci riferiamo se si parla di seria ludicità con presunti neofiti, quando parte la classica domanda “Ok, hai giocato a Monopoly, hai giocato a Risiko. Puerto Rico lo conosci?” seguita da sguardi alla Masterchef alla fine di una prova per l’eliminazione.

Insomma, Puerto Rico sta al panorama ludico come “pacchetto Office” sta al curriculum.

Piaccia o non piaccia, odiato o amato, questo capolavoro di Seyfarth è il passo obbligato verso gli sconfinati orizzonti del panorama del gioco da tavolo moderno. Si piazzano lavoratori, si gestisce un’area, le strategie non dipendono da un tiro di dado. Può essere spiazzante per chi è stato abituato solamente a muovere truppe in kamchatka o a scegliere se costruire su Vicolo corto o stretto. Ed è giusto così. Educare al gioco da tavolo moderno significa far uscire dalla comfort zone, ci siamo passati un po’ tutti.

Ok, quindi avete chiamato a raccolta il vostro gruppo, o state iniziando inconsci adepti, prendete la scatola della vostra nuovissima Edizione 2020. Siete sotto la lente di ingrandimento, occhi puntati addosso a voi e al delirio interno alla sublime confezione. Contate i lavoratori, controllate il manuale (erano 25 o 28? Aggiungo 5 o 10 per i 4 giocatori? Aspetta che riconto…), togliete dalle bustine le piantagioni, le navi, quella da 5 la devo usare? I nobili, come funzionavano? Ah ma le piantagioni di tabacco erano 3! E mò dov’è lo spazio per il molo, di fianco al magazzino piccolo o sopra l’ufficio? Questa era dell’espansione però!

E il tempo passa, e gli occhi sono sempre addosso, e iniziate a innervosirvi. Qualcuno dice “ma non c’è un modo per prepararlo in maniera un po’ più umana?”. Rispondi no. Ma sai che, in realtà, la risposta è un limpido sì.

Nella fucina dei Dicetroyers ci siamo passati, vi abbiamo capito, e abbiamo fatto i salti mortali per risolvere il problema. Non solo per la buona vecchia edizione 2011, ma anche, e soprattutto, per la fiammante edizione del 2020. Nel nostro organizer, I contenitori sono studiati per il setup differenziale, incisi con il numero di pezzi di lavoratori, punti vittoria e pile di piantagioni da utilizzare. Barili e monete non voleranno mai più in giro. La plancia per navi, casa di commercio e sala di reclutamento ha un doppio strato per non perdere le preziose pedine e barili posizionate sopra. E soprattutto, gli edifici sono divisi in slot per tipo, in una scatola dedicata. C’è tutto lo spazio, a parte, per le quattro espansioni: dai nobili, alla plancia del festival, agli edifici delle espansioni divisi anch’essi per tipologia.

Ci basta? Ovviamente no. Perché per questo gioco ci siamo spinti un po’ più in là, e abbiamo varcato le Colonne d’Ercole dell’organizzazione (se no come lo trovavamo Puerto Rico, diamine?). Nella nostra versione all in, abbiamo modellato una plancia in cui piazzare tutti gli edifici, da posizionare così com’è sulla board del gioco. In un solo, semplice, gesto, eoni di tempo per posizionare le strutture negli spazi giusti vengono spazzati via, lasciando, tra l’altro, slot singoli del contenitore dell’organizer base per posizionare singolarmente le strutture delle espansioni.

Ci siamo fatti in quattro per rendere Puerto Rico un capolavoro organizzato come si deve. Non basta ancora? Scopri tutti gli articoli del nostro catalogo e contattaci per ogni richiesta o domanda!

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