Numero uno in tutte le classifiche, osannato da tutti, il dungeon crawler definitivo. Nel mondo dei giochi da tavolo, il passo successivo a chiedersi “ma oltre Monopoly e Risiko esiste qualcos’altro?” e rispondersi “Gloomhaven”. 

Recensioni e commenti su questo gioco che è partito con un kickstarter da una piccolissima casa editrice, la Cephalofair, facendosi strada, con una prepotenza degna di un carro armato in una cristalleria, nel cristallino mondo dei giochi da tavolo “moderni”, si sprecano. Ma quando un giocatore alle prime armi ne sente parlare, cercando magari da qualche parte, la prima domanda che gli sorge spontanea è “ok, dicono sia il gioco da tavolo definitivo. Ma come faccio a giocarci con tutta sta roba?”. Diciamocelo pure: Gloomhaven fa paura. Tanta, anche. 

Una scatola faraonica con un’infinità di pezzi. Carte, token, miniature, qualunque tipo di componente sia stato pensato per un gioco da tavolo (dadi a parte) è dentro quella scatola, in una quantità impressionante. Si fa presto a dire Gloomhaven

Noi dei The Dicetroyers abbiamo organizzato anche il re dei giochi da tavolo, e credeteci, è stata una fatica erculea. Potete vedere qui il risultato, il nostro organizer per Gloomhaven, e siamo convinti che possa portare non poco sollievo a chi si avventurerà nei meandri di questo colosso. 

Beh, a questo punto, è evidente che manca qualcosa. Un po’ per giustizia, e un po’ per pietà, l’editore ha cercato di porre rimedio alla quantità di componenti del suo gioiello, tirandone fuori una versione che definire “compatta” è un po’, a parer nostro, riduttivo, ovvero Gloomhaven: Jaws of the Lion. 

Le meccaniche del fratellone ci sono tutte, la campagna anche, personaggi pure, ma qui ci si è limitati, per così dire, a un po’ meno missioni, un po’ meno mostri, un po’ meno tutto. Con un risultato che è semplicemente splendido. D’altronde, una cinquecento con il motore di una Ferrari è qualcosa sicuramente da provare. 

Avventure, pericoli, dungeon, una storia solida e la stessa attentissima pianificazione che richiede una partita di Gloomhaven, condensate in una scatola che non si può definire piccola, ma piuttosto, umana. 

I problemi di organizzazione, in ogni caso, non sono scomparsi, anzi: se il fratellone era ingestibile, il piccolo puledro di razza è comunque irrequieto, pieno di carte e token, e bisognoso di una spazzolata come si deve. 

Naturalmente, non potevamo esimerci dall’organizzare anche Gloomhaven: Jaws of the Lion! 

Le carte sono divise per tipologia, i mostri anche, nei loro slot in attesa di colpire. Monete, segnalini status, ferite, trappole, bauli, e il resto della miriade di token, hanno un loro spazio dedicato. Nelle nostre istruzioni, oltre all’utilissima reboxing sequence, c’è una guida all’inserimento dei pezzi nei vari slot, perché organizzare è bene, con anche la guida è meglio. 

Impreziosisce il risultato, infine, la plancetta per i token iniziativa. Non solo è compatibile con entrambe le versioni dei token, piccola e grande, ma è un utilissimo componente nel gameplay. Provare per credere. 

Il fratellino ora è diventato grande, e ben organizzato. Che il dungeon crawling abbia inizio!

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